Tra Proverbi e Eresie

 

Chi non ha mai sentito – o usato – il proverbio latino “Verba volant, scripta manent”?

Questo proverbio ha una duplice interpretazione, infatti se da un lato afferma che le parole sono volatili e vengono perse in aria a differenza dello scritto che resta ben documentato; allo stesso modo è lecito affermare la versatilità e la libertà della parola rispetto allo scritto.

Ma quando c’è di mezzo la Parola – quella del Vangelo, del Verbo fatto carne – il mezzo che utilizziamo per diffonderla non è determinante.

Quello che è determinante nell’annunzio della Parola di Dio, è la fedeltà verso colui che l’ha pronunciata.

La fedeltà a Cristo!

Cristo non può essere manipolato, reinterpretato o spersonalizzato per supportare opinioni personali.

A nessuno è concesso strumentalizzare Cristo, neanche ai consacrati.

Quando navigo sul web, mi capita di osservare confratelli sacerdoti che, con la parola o con gli scritti, desiderano annunciare il Vangelo.

Ci sono sicuramente esempi buoni e lodevoli ma altre volte vengo attirato da casi che mi lasciano alquanto perplesso.

A questo proposito, voglio citare il giovane sacerdote don Paolo Zambaldi, che sul suo blog personale ci regala vere e proprie perle che avvicinano pericolosamente il suo pensiero all’eresia.

Uso il termine eresia, poiché le idee espresse nel blog di don Paolo sono – nella migliore delle ipotesi – erronee, assurde, insostenibili, sovversive e anche decisamente scandalose.

Insomma, la fiera del pensiero eterodosso!

Ma vediamo solo alcuni esempi per capire meglio il tutto.
Nell’articolo intitolato “Perché le madonne che appaiono sono segno di una fede alienata…”, si esprime così:

Medjugorje (ma anche Fatima e Lourdes) sono il segno dell’incapacità dei cristiani di concepire la fede come una scelta adulta. Una scelta capace di trasformare il mondo, qui e ora! Una scelta capace dunque anche di opporsi alle gerarchie della Chiesa, che permettono queste devozioni perché sono “armi di distrazione di massa”, generatrici di un consenso passivo, illusorie manifestazioni di fede […]

Medjugorje e tutte le altre sceneggiate simili (Fatima, Lourdes, madonne che lacrimano sangue, ginocchia che piangono, stimmate, Padre Pio ecc…) sono espressioni di alienazione mentale, di ricerca del magico e dell’occulto come spiegazione del divino, sono atteggiamenti tribali che avvicinerei alla spiritualità dell’uomo primitivo.

In un secondo contributo intitolato “Il diavolo è tornato di moda!”, il nostro beniamino ha la spudoratezza di affermare con pacatezza serafica:

Ancora la Chiesa si rifugia, come già nella rievocazione dei miracoli eucaristici, in devozioni o sollecitazioni di paure medioevali.

La personificazione del male (ammettiamolo!) oggi non spaventa più nessuno, non siamo nel 1200. La scienza e una teologia più onesta, hanno da tempo relegato il demonio a immagine estetica, pittorica, simbolica. Nessuno, nemmeno il babbeo che gioca con le zucche vuote di Halloween, va oltre il finto orrore… Anche le sette sataniche non sono che gruppi di gente mentalmente instabile, che usa la paura per costringere le vittime a subire violenze e sottomissioni fisiche e mentali.

Il tentativo “horror” della Chiesa oggi è dunque più patetico che pericoloso.
Chi subisce ancora quel genere di intimidazioni? Chi, se non psichicamente debole, crede nelle possessioni e nei conseguenti esorcismi? Chi oggi ha paura dell’inferno e dei suoi guardiani? Non si è affermata negli ultimi anni una predicazione in cui il peccato stesso è stato depotenziato e il giudizio divino reinterpretato (giustamente), alla luce della misericordia?”.

La cosa che mi preoccupa maggiormente di questo giovane confratello, che ha ricevuto la sacra ordinazione da appena due anni, è l’evidente inesperienza e la carenza teologica nelle seguenti discipline: dogmatica, mariologia, demonologia, ascetica e mistica.

Vorrei sapere cosa pensa di lui S. E. Rev.ma Mons Ivo Muser vescovo di Bolzano Bressanone e – nel caso specifico – se approva e sottoscrive tali esternazioni teologiche in un suo presbitero.

Certe idee non nascono dopo il sacerdozio, ma con tutta probabilità il nostro don Paolo ha nutrito questi pensieri già dal seminario, magari con l’approvazione e l’incoraggiamento di qualche animatore.

Ma visti i tempi di vacche magre per la Chiesa – e per alcune diocesi in particolare – tutto fa brodo.

Un brodo, dove si predilige la ricerca di sacerdoti che siano manager, curatori di musei, rettori di O.N.G., anziché amministratori fedeli della grazia di Cristo in mezzo al popolo.

Nei moderni pretifici si considera tramontato il modello del sacerdote tridentino; così come è passato di moda il modello del sacerdote sessantottino che rassomiglia tanto a uno dei Beatles.

Ma cosa è rimasto?

Ahimè, un modello di sacerdote sbiadito che ha smesso, per presunta maturità e superiorità intellettuale, di credere in Dio e ha iniziato a credere in tutto ciò che gli permette di essere socialmente gradito.

Sono certo che don Paolo sia un bravo ragazzo, è giovane e il tempo può recuperare ciò che ancora gli manca.
Consiglio vivamente un bel ripasso di teologia, una sana amicizia con qualche santo sacerdote cattolico e, perché no, l’aggiunta di un buon corso di esercizi spirituali.

Solo così potrà bonificare certe sue idee che, allo stato attuale delle cose, non lo avvicinano maggiormente ai fedeli cristiani ma anzi rischiano di ingenerare confusione e spaccature.

 

Credit: 7kingdoms.ru