Onoranze Futili

 

Che la diocesi di Bolzano Bressanone avesse qualche problemino interno, è parso evidente in seguito alla lettura del blog personale di un giovane esponente del clero locale, tale don Paolo Zambaldi.

Ma forse la problematicità di questa diocesi non è data solo da qualche testa calda tra il clero, ma proprio da un sentire ecclesiale che soffre di qualche carenza di cattolicità.

Stando così le cose, voglio fare riferimento a un articolo apparso su Corrispondenza Romana del 16 gennaio 2019.

Sembra infatti che in questa diocesi, a causa della mancanza di sacerdoti, alcune funzioni religiose siano state demandate ai laici.

Nel caso specifico, le liturgie esequiali saranno presiedute da uomini e donne che confezioneranno un passaporto per l’aldilà ai cari defunti.

La diocesi perciò ha riunito, presso lo Studio Teologico Accademico di Bressanone, una task force di 17 candidati, sottoposti a un corso intensivo di formazione, per fare fronte all’emergenza.

Come giustamente sottolinea l’articolo di Corrispondenza Romana, il problema non è ravvisabile nella bontà morale o nella preparazione accademica dei candidati.

Il problema vero è dato dal fatto che queste persone non sono sacerdoti, quindi non possono offrire l’unico ed eterno sacrificio in espiazione dei peccati dei defunti.

Anche tenendo conto del fatto che 5, tra i 17 candidati, sono diaconi permanenti non muta minimamente la questione.

Poiché non è tanto il disagio per la modalità organizzativa con cui si sceglie di congedare dal mondo i nostri cari, bensì la privazione della S. Messa in suffragio per loro.

A questo proposito è opportuno richiamare l’esperienza di S. Agostino nel ricordare la giusta preoccupazione di sua madre Monica: «Seppellite questo corpo dove che sia, senza darvene pena. Di una sola cosa vi prego: ricordatevi di me, dovunque siate, innanzi all’altare del Signore» (cf. S. Agostino, Confessioni XI, 11,27).

Fermo restando l’insegnamento del Catechismo della Chiesa Cattolica al n°1689, anche le premesse generali al Rito delle Esequie affermano che:

“La liturgia cristiana dei funerali è una celebrazione del mistero pasquale di Cristo Signore.

Nelle esequie, la Chiesa prega che i suoi figli, incorporati per il Battesimo a Cristo morto e risorto, passino con lui dalla morte alla vita e, debitamente purificati nell’anima, vengano accolti con i santi e gli eletti nel cielo, mentre il corpo aspetta la beata speranza della venuta di Cristo e la risurrezione dei morti. È per questo che la Chiesa, madre pietosa, offre per i defunti il Sacrificio eucaristico, memoriale della Pasqua di Cristo, e innalza preghiere e compie suffragi; e poiché tutti i fedeli sono uniti in Cristo, tutti ne risentono vantaggio: aiuto spirituale i defunti, consolazione e speranza quanti ne piangono la scomparsa”(cf. Rito delle Esequie, Prem. Gen. n°1, p. 17).

Solo la fede nella risurrezione apre il cuore alla speranza, che giunge a lenire il dolore e il pianto: Surrexit Christus spes mea!

Solo l’efficacia del Sacrificio Eucaristico, memoriale della Pasqua del Signore, dona certezza di espiazione e purificazione alle anime e spalanca le porte del Paradiso.

Sebbene gli atti di suffragio possono essere condotti anche attraverso la preghiera, la carità, l’elemosina, la sopportazione paziente di alcune tribolazioni, nulla può superare ed eguagliare il valore impetratorio ed espiatorio della S. Messa.

Lasciando da parte per un attimo il facile riferimento alla protestantizzazione di queste realtà diocesane esposte a influenze germaniche, la cosa che da sacerdote mi spaventa maggiormente è il concetto di cura pastorale e di salute delle anime che con tali scelte si intende veicolare.

La missione soteriologica della Chiesa, che verte in prima istanza sulla salvezza dell’anima e la preservazione del fedele dalla morte eterna (cf. Preghiera Eucaristica I, Canone Romano, «salvaci dalla dannazione eterna e accoglici nel gregge degli eletti»), vede nell’azione liturgica il più alto strumento di salvezza di cui gli uomini possono beneficiare.

Questo presuppone l’esercizio del sacerdozio ministeriale affinché Cristo agisca efficacemente attraverso la persona del ministro ordinato.

Tempo fa ho appreso – da una laica che si occupa di pastorale sanitaria in Diocesi di Bolzano Bressanone – della difficoltà a reperire sacerdoti negli ospedali, questi vengono sostituiti da assistenti laici, quindi la questione sembra restare la medesima anche in questo settore.

Sul sito dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige si trova la sezione dedicata all’assistenza religiosa ospedaliera, e tra le varie note si legge che:

Nel 2015 il vescovo ha dato il mandato agli assistenti spirituali di dare la benedizione dei moribondi. È una preghiera a nome della Chiesa. È una preghiera che la persona riceve nell’ora della sua morte come forza per il moribondo, ma anche per esprimere ai familiari fede e speranza ed essere loro di conforto con affetto e solidarietà.

Questa nota, dal mio punto di vista, non è per nulla chiara e veicola fraintendimenti.

Anzitutto non si definisce l’identità e il ruolo di questi assistenti spirituali (sono laici, religiosi, chierici?).

Seconda cosa, la benedizione concessa dal vescovo a queste persone insiste su una funzione primariamente umanitaria e solidaritaristica – tutte realtà buone – ma manca il riferimento sacramentale all’assoluzione dei peccati e all’indulgenza plenaria, fondamentali per poter morire in grazia di Dio, ma amministrabili dal solo sacerdote.

Chi conosce la teologia è ben consapevole dell’efficacia sacramentale che risiede nella virtù dell’opera salvifica di Cristo – ex opere operato – e non nell’empatia di colui che è l’amministratore di tali misteri.

Per questo motivo, non posso che esprimere il mio disagio per una tipologia di pastorale dei sofferenti – infermi e moribondi – che sembra più insistere su una modalità di accompagnamento psico-sociologico e umanitario che sulla grazia che la vita in Cristo presuppone.

Il munus sanctificandi, che la Chiesa – sposa di Cristo – esercita non può essere dimenticato.

Così come non può essere scisso qualsiasi genere di pastorale da una corretta dogmatica che conduce a una autentica azione liturgica.

In futuro, se il problema reale di questa diocesi è la mancanza di sacerdoti, sarà bene potenziare la pastorale vocazionale, facendo innamorare i giovani di Cristo e presentando il Vangelo senza sconti e senza aggiungere edulcoranti.

 

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