III settimana del Tempo Ordinario

“Buoni ascoltatori per diventare luce”

Giovedì

Mc 4,21-25

 † Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!». Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

Parola del Signore

La meditazione del Vangelo di ieri, ci ha fatto comprendere quale deve essere il rapporto del discepolo di Cristo di fronte alla Parola.

Nel momento in cui la nostra vita è generosamente fecondata dal seme della Parola del Signore, allora possiamo avere anche la gioia di raccogliere i frutti.

Con il Vangelo di oggi, Gesù chiarisce meglio il suo insegnamento attraverso l’immagine della lampada che illumina.

Una lampada per poter fare luce all’interno di una stanza, deve stare in alto.

Questo ribadisce il primato della Parola di Dio che si innalza al di sopra tutte le altre parole.

Cristo, Parola fatta carne, è la luce vera che illumina il mondo (cf. Gv1,9), è a lui che dobbiamo subordinare ogni cosa, affinché ci sia un senso in ogni cosa.

Se ci lasciamo illuminare veramente dal Signore e dalla sua Parola, c’è il serio rischio che le nostre tenebre vengano scoperte e che le nostre zone d’ombra vengano risanate.

Questo appare senza dubbio un bene, eppure l’evangelista Giovanni ci dice che gli uomini non hanno scelto la luce ma piuttosto le tenebre (cf. Gv 1,5;11).

Evidentemente, quando la nostra vita si abitua al buio e alla lontananza dal Signore, la luce portata dalla Parola di Gesù diventa un fastidio ingombrante.

Ecco che allora comprendiamo meglio il riferimento ai segreti nascosti (cf. Mc 4,22).

Nella vita del discepolo non c’è spazio per le tenebre, perché non vi può esistere una vita battesimale – partecipe della grazia divina – che celi qualche segreto o sia in ombra.

Il cristiano che indossa una maschera all’interno della Chiesa, non proverà mai la gioia pasquale di possedere il volto luminoso di Cristo; con S. Paolo desideriamo pregare così: «Svegliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà» (cf. Ef 5,14).

Il nascondimento da Dio è il retaggio del sonno della morte conseguente al peccato originale (cf. Gn 3,10).

Solo a Dio è lecito vederci nella nostra nudità, affinché la luce della sua Parola possa rivestirci di splendore e renderci strumenti luminosi per il conforto di altri fratelli.

Gesù ammonisce: «Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».

Certamente appare scontato ribadire che per essere luce, dobbiamo essere anche buoni ascoltatori della Parola.

Ma a seconda della qualità dell’ascolto, c’è il pericolo di divenire tenebra, che confonde gli altri, crea disordine, invita al timore.

Di questo cattivo ascolto – e quindi di una luce che è diventata oscura – Gesù ce ne chiederà conto; in quanto Dio non può mai essere complice e cooperatore del male.

 

 

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