III settimana del Tempo Ordinario

“Famiglia dilatata”

Martedì

Mc 3,31-35

 

† Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Parola del Signore

 

 

Il Vangelo di ieri ci ha mostrato il rifiuto imbarazzante degli scribi verso l’opera di Dio in Gesù. Rifiuto, che gli esclude dalla comunione con il Signore e gli rende imperdonabili.

Oggi una situazione simile – ugualmente imbarazzante – ci viene descritta dall’evangelista Marco attraverso il comportamento del parentado di Gesù.

Questi familiari vengono a cercarlo angosciati, così come anni addietro fecero Maria e Giuseppe per tutta Gerusalemme.

Questa volta però Gesù non è un dodicenne, ma un giovane uomo maturo che ha preso la sua decisione: compiere l’opera del Padre.

L’opera del Padre non può restare chiusa all’interno di una sola famiglia,  men che meno all’interno del solo popolo di Israele, è per tutti, rifulge dell’universalità del dono liberante che necessita di essere portato fino agli estremi confini della terra.

È la logica dello Spirito Santo che gli scribi hanno frainteso e rifiutato, è la logica dell’amore di Dio che è diffusivo e aggregante.

Una madre all’annuncio del matrimonio del proprio figlio, prende atto che quel giovane non gli appartiene più; nel dolore lo deve lasciare andare, deve dilatare il suo amore riconoscendo l’alterità della sposa che diventerà sua figlia e sarà integrata come membro della famiglia.

Cristo insegna proprio questo ai suoi parenti, la necessità di dilatare la famiglia, partendo dal fatto che i legami di sangue sono importanti fino a un certo punto.

Il nuovo legame comunionale che Gesù propone, e che è più saldo dei legami familiari, è la volontà del Padre.

Tutti al giorno d’oggi desiderano fare la volontà di Dio, ma pochissimi ci riescono.

Questo perché è necessario operare una cesura all’interno della vita che ci permette di rimettere in discussione tutte le nostre priorità, anche quelle più sacre, e di adeguarle alla persona del Padre.

Spesso è un doloroso sacrificio ma certamente necessario.

È lo sforzo che si deve fare per passare attraverso la porta stretta (cf. Mt 7,13-14).

Dire: «voglio fare quello che dice Dio, però…» significa non voler fare nulla; «desidero donarmi a Dio, ma…» implica la consapevolezza di rimanere fermi.

In questo scenario di vita domestica, brilla fulgidamente la figura di Maria santissima.

Forse è stata chiamata dai parenti come persona autorevole, per riportare a più miti consigli il proprio figlio.

Mi piace immaginare il volto sereno di Maria che – tra la folla – a queste parole: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre», resta in silenzio e riflette.

Poi il volto gli si illumina, sorride dolcemente e – con uno sguardo al cielo – ricorda le parole dette dall’angelo, l’esultanza della cugina Elisabetta, la profezia del vecchio Simeone…per poi dire quasi in un sussurro «ha ragione lui!».

Maria si è resa familiare di Dio, ha fatto fino alla fine la volontà del Padre celeste.

È per questo motivo che la Chiesa sceglie Maria ancora oggi come madre, perché ci sia d’esempio e ci insegni i legami di parentela più belli e necessari per trovare un senso alla nostra esistenza.

L’esistenza nella famiglia di Dio.

 

Credit: Wikipedia