Vescovo Conley: una voce chiara fuori dal coro

 

Per grazia di Dio esistono ancora pastori degni di questo nome.

Non sono marziani e non coltivano stravaganze nelle proprie diocesi, semplicemente desiderano mantenersi fedeli alla Chiesa e al Vangelo.

Oggi quest’atteggiamento è senza dubbio provocatorio, infatti il prurito delle novità e l’ansia nella ricerca di maestri accattivanti, rischia di far deragliare molte comunità cristiane e di infervorare gli animi di molti ecclesiastici.

Il vescovo di Lincoln, Nebraska, James Conley, ha avuto la saggezza e il coraggio di affermare che all’interno della Chiesa, da qualche tempo, vige un momento di disorientamento e di scompiglio non certo salutare.

La dottrina è sfumata dalla pastorale e la pastorale informa la dottrina.

Purtroppo si ripresenta una problematica che è causa di confusione dal 1968 a oggi, cioè la distinzione tra teologia della pastorale e teologia pastorale.

Questa incertezza dilagante riguarda sia la base che i vertici della comunità che Cristo ha eletto a sua sposa.

La confusione in materia di morale sessuale e di bioetica, dovrebbe allarmare e preoccupare, invece tutto appare normale. Anzi, per certi versi, tale confusione viene considerata quasi come la conquista di una nuova frontiera teologica.

Il vescovo Conley, ha chiarito anche il ruolo del Pontefice rispetto a questi problemi, ribadendo come i papi “non possono rovesciare ciò che è stato insegnato infallibilmente”.

Questo è un punto molto importante e decisivo, il Papa non è un dittatore e la fede della Chiesa non sta in un papa.

Il Papa è il vicario di Cristo, non è Cristo. Anche lui soggiace al ruolo di amministratore di una grazia che non gli appartiene ma che deve amministrare con sapienza evangelica e con timore grande.

La Chiesa non è parlamento e il Papa non è un premier politico. Non può seguire dinamiche di gradimento elettorale o di partito e non può mutare o alterare con la sua azione ciò che è il millenario depositum fidei della Chiesa.

l vescovo Conley, che è il presiedente della sottocommissione episcopale degli Stati Uniti per la promozione e la difesa del matrimonio, è chiaramente preoccupato per le dinamiche sociali riguardanti il matrimonio e la vita affettiva in questo periodo storico.

Infatti, tutti gli attacchi alla famiglia tradizionale e al matrimonio, diventano anche serie minacce alla vita nascente, con la conseguente liberalizzazione di leggi lesive per la sacralità dell’uomo.

Coscienza, peccato, atto morale, male intrinseco e la legge naturale sono stati gli argomenti del magistero pontificio con cui Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno preservato i fedeli dal pericolo di una deriva relativistica e dall’idolatria di una libertà umana spersonalizzante.

La necessità di recuperare al più presto il Sensus Fidelium, consente di mettersi al riparo da aberrazioni dottrinali e conservare l’insegnamento fermo, costante, vero e secolare della Chiesa.

Davanti a tanta desolazione,  mons. James Conley, ci incoraggia a conservare il seme della tradizione, del magistero e della Parola.

Non possiamo che ringraziare questo pastore, perché tra tante voci chiassose e irriverenti, in lui riconosciamo la schiettezza degli Apostoli e la freschezza della verità dello Spirito.

Credit: www.lifesitenews.com