Una Chiesa come la Milano del 1600

 

Chi non ricorda il romanzo storico di Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi?

Tra le vicende dei due sfortunati amanti, prossimi al matrimonio, Lucia Mondella e Renzo Tramaglino, è presente una lettura molto arguta e sottile della società civile dello Stato di Milano tra la fine del ‘500 e il ‘600.

Nel primo capitolo del romanzo, l’ottimo Manzoni, con amara ironia, riporta i provvedimenti condotti dai vari governatori dello Stato di Milano contro i famosi Bravi.

Questi personaggi, erano dei delinquentelli che venivano assoldati dai signorotti locali per commettere atti illeciti di varia fatta.

La loro influenza – unita alla prepotenza –  era tale che divennero ben presto una vera piaga sociale.

Il romanzo documenta le date di vari provvedimenti contro questi malviventi: 8 aprile 1583, 12 aprile 1584, 5 giugno 1593, 23 maggio 1598, 5 dicembre 1600.

A queste date se ne aggiunsero altre prodotte da altri governatori tra il 1612 e il 1627.

La situazione descritta dal Manzoni appare subito chiara al lettore: lo Stato di Milano è impotente contro il dilagare del crimine e tutti i provvedimenti messi in atto, non solo non sortiscono l’effetto desiderato, ma anzi sembrano rafforzare e moltiplicare gli atti illeciti.

Purtroppo situazioni come queste non finiscono nel seicento, ma proseguono anche ai giorni nostri.

Anche la Chiesa non è priva di queste situazioni di impotenza.

Anzi, spesso si ha l’impressione che coloro che hanno fatto più carriera in seno alla Chiesa, sono proprio quelli che hanno combinato più disastri.

Assistiamo allora alla nomina a parroco di sacerdoti che hanno distrutto letteralmente diverse parrocchie.

Sacerdoti che vengono confermati come cappellani d’ospedale malgrado l’assenza continuata in mezzo ai malati.

Religiosi che hanno ridotto a deserto luoghi di spiritualità ma che vengono puntualmente riconfermati come rettori di santuari.

Religiosi che hanno creato attriti e divisioni in seno alle loro comunità ma che mantengono la carica di superiore.

Insomma, se la cosa non facesse già troppo piangere, si potrebbe parlare di meritocrazia inversa.

Ma veniamo ai fatti.

Anche la santa Madre Chiesa possiede i suoi Bravi, che prosperano e che delinquono in totale libertà.

È il caso di padre James Martin, gesuita e confratello del Papa e di Arturo Sosa superiore generale della Compagnia di Gesù.

Il nostro caro James, riceverà un premio da un gruppo di alunni LGBT presso l’Università di Notre Dame sabato 30 marzo 2019.

Ovviamente le motivazioni di tale riconoscimento, riguardano la solerzia e la costanza nel propagare instancabilmente in seno alla Chiesa Cattolica, sposa di Cristo, l’agenda LGBT.

Il paladino del mondo arcobaleno, catechizza i suoi ascoltatori attraverso concetti erronei e palesemente contrari alla dottrina della Chiesa (cf. CCC n° 2359) come ad esempio: Homosexuals Not Bound to Chastity, Gli omossessuali non sono tenuti alla castità.

Evidentemente questo signore vestito da gesuita, che tra l’altro è consulente in Vaticano per la comunicazione, beneficia dell’attuale prostrazione di una Chiesa che, come la Milano del 1600, è impossibilitata a mettere la parola fine a tanto sfacelo.

Bisogna essere preoccupati e non poco.

Infatti, tali personaggi che normalizzano il peccato, sono la causa di tensioni spaventose e disordini sociali e morali.

Quando un sacerdote, smette di essere strumento di santificazione e diventa motivo di confusione e divisione deve essere fermato, allontanato e poi aiutato in tutte le maniere.

Non importa se riveste un ruolo importante, la sua anima deve essere preservata e il popolo di Dio tutelato.

Non saranno certo i followers a decretare la sua salvezza davanti a Dio.

Non fare nulla, significa farsi complici per la perdita di tante anime.

Nella Milano del 1600, fu la peste a riequilibrare certe storture sociali e morali, preghiamo Dio che le nostre scelte non siano causa di epidemie ben peggiori.