Satana a Sanremo?

 

Premetto che non ho guardato Sanremo.

Anzi, per dirla tutta, è da moltissimi anni che non lo seguo, esattamente dal 1992 anno in cui c’era Luca Barbarossa con il brano Portami a ballare.

Ma anche io – come tanti – mi sono soffermato sulla notizia dalle tinte noir che ha interessato la kermesse canora del festival della canzone italiana.

Sembra infatti che dal palco dell’Ariston, nello sketch di Virginia Raffaele, sia stato nominato o invocato Satana.

Ovviamente la notizia ha avuto una risonanza mediatica immediata ( vedi qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui).

L’esorcista don Aldo Buonaiuto, sacerdote della Comunità Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi, che è il coordinatore del servizio nazionale Antisette, chiede chiarezza sull’accaduto e invoca il rispetto per chi soffre a causa del maligno.

Parlare di diavolo al giorno d’oggi è diventato un fatto di costume, molto più che una moda.

Satana diventa occasione di dibattito e di business, e anche coloro che lo relegano nel medioevo (vedi qui), non si lasciano sfuggire la ghiotta opportunità di parlarne o sparlarne.

Il fatto accaduto a Sanremo dal mio punto di vista – come credente e sacerdote – si allinea con quello di don Aldo, reputando il fatto fuori luogo, uno scivolone sconcertante e indelicato.

Intendiamoci, in giro c’è senz’altro di peggio!

Marilyn Manson, ad esempio, partecipò a un programma di Paolo Bonolis arrivando ad avere 3,2 milioni di spettatori (vedi qui). Il satanico, l’horror, il noir, lo splatter sono generi che in tv piacciono e attirano pubblico.

Purtroppo c’è da tener presente che, dietro la cornice, il male c’è ed esiste.

Satana è un essere personale, pervertito e pervertitore, nemico di Dio e dell’uomo.

È il grande illusionista che è capace di presentarti cento verità per poi farti ingoiare la sola menzogna che ti annienta in modo definitivo.

L’opera di Satana non è solo riconoscibile nel cattivo gusto di qualche invocazione televisiva come quella della Virginia Raffaele.

Ahimè, l’opera di Satana è molto più sottile.

La possiamo riscontrare nell’etica del mondo, nella società scristianizzata che ha perso la fede, in una Chiesa confusa e divisa.

Siamo sdegnati dal nome Satana  – dal greco Σατανᾶς ; Satanâs l’avversario – ma non lo siamo affatto da altri nomi che realmente avversano l’integrità dell’uomo e la sua vita.

Aborto è solo un nome, IVG è una sigla, interruzione volontaria di gravidanza esprime un concetto.

Eutanasia è solo un altro nome, DAT è una sigla, dichiarazione anticipata di trattamento esprime un concetto.

Basta cambiare il nome e ciò che provoca paura e sdegno diventa desiderabile.

Basta cambiare il nome in un concetto e subito il terrore diventa conquista sociale e civiltà.

L’amore è un sentimento, ma basta privarlo del riferimento alla complementarietà tra i generi, della trasmissione della vita e dell’accudimento e ciò che è sentimento diventa un diritto, uno schiacciasassi che tutto frantuma.

Come si può vedere Satana può apparire in tv con il suo vero nome, ma nel mondo in cui viviamo si presenta attraverso sigle, concetti, lotte civili, elezioni e referendum, interpellanze parlamentari, diritti e riconoscimenti.

Satana lo possiamo incontrare sul palco del teatro Ariston oppure in Aula Nervi in Vaticano.

Non esiste luogo che non possa ospitare la sua presenza in quanto puro spirito.

Il nome è solo la punta dell’iceberg di un mondo sotterraneo in cui l’Avversario opera indisturbato, la sua vera dimora è il cuore dell’uomo e la sua mente.

È nei sentimenti e nella razionalità umana che Satana trova la piantagione ideale in cui seminare la discordia, la paura di Dio, il sospetto vicendevole, la follia dell’autodistruzione reciproca, la spietatezza sociale, etc.

Davanti alla televisione io posso decidere di spegnere o di cambiare canale, nei casi di disturbi fisici manifesti posso rivolgermi all’esorcista.

Posso essere attento e stare alla larga da gruppi di matrice satanista ed esoterica, ma se la mia vigilanza e il mio sdegno non si orientano alla mia vita, rischio di convivere con Satana come se nulla fosse.

I manuali di spiritualità e gli esorcisti sanno bene che per vincere il Demonio bisogna giocare a carte scoperte, bisogna scoprirlo nelle sue ambiguità e magagne è lì che inizia il suo declino.

Chiamiamo le cose con il proprio nome e Satana sarà sconfitto.

Nel momento del battesimo la saggezza della Chiesa ci domanda di rinunciare a Satana come persona, nelle sue opere e seduzioni. Questo affinché sia chiaro come il nome non esprime nient’altro che la totalità di una personalità e di un agire.

 

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