I Vescovi sono del Partito Democratico?

 

La notizia è davvero grossa!

Mentre cercavo di rilassarmi dopo una giornata trascorsa tra le corsie dell’ospedale, mi chiama in serata un amico. Un brav’uomo, uno dei tanti cattolici prima maniera che, malgrado tutto, vuole mantenersi ancora fedele alla Santa Madre Chiesa:

  • “Pronto, p. Ivano, ci sei? Hai letto cosa ha fatto il vescovo di Pescara Penne?”
  • “No, veramente no. Ma cosa ha fatto?”
  • “Guarda, non ci posso credere, ma che esempio stiamo dando, che figura, che figura barbina…”

Preso dalla curiosità, vado su Google e cerco di sapere anzitutto chi è il pastore della diocesi di Pescara Penne.

Tra i numerosi risultati, vedo indicizzato un articolo dal titolo: Vescovi al traino del Pd, l’Abruzzo insegna, a firma di Riccardo Cascioli.

Riccardo Cascioli, direttore di La Nuova Bussola Quotidiana, scrive in un suo articolo del 28 gennaio 2019 che S.E.Rev.ma Mons. Tommaso Valentinetti, vescovo della diocesi di Pescara Penne, preso dalla febbre dell’entusiasmo ecologico immigrazionista, durante un incontro con i vicari foranei della sua diocesi, chiede esplicitamente di votare per il PD.

Riporto il passo in questione:

“Tommaso Valentinetti, si è subito esposto entusiasta a sostegno della presa di posizione di monsignor Forte. Di più, Valentinetti è stato ancora più esplicito parlando ai vicari foranei della sua diocesi durante il ritiro mensile del clero lo scorso 15 gennaio a Montesilvano: «Si deve votare Partito Democratico», ha detto senza mezzi termini. Come se qualcuno potesse dimenticare”.

Terminato di leggere l’articolo, riesco a capire lo sconcerto del mio amico, cattolico praticante e grande innamorato della Chiesa.

Da sacerdote non posso biasimarlo, se disorientamento c’è stato è perché sono ravvisabili diversi motivi.

Anzitutto mi chiedo cosa possa spingere un vescovo a fare propaganda politica all’interno di un incontro con il clero, alla presenza dei vicari foranei.

Come se non ci fossero già sufficienti argomenti teologici e di vita ecclesiale da affrontare in seno a una diocesi.

Per chi non lo sapesse, i vicari foranei sono dei sacerdoti con una buona esperienza ecclesiale e di governo, che il vescovo nomina per garantire la vigilanza ed il coordinamento di più parrocchie.

Questi i doveri e i compiti del vicario foraneo secondo il Diritto Canonico (cf. canoni 553-555 ):

— promuovere e coordinare l’azione pastorale comune;
sorvegliare che i chierici conducano una vita consona al loro stato e adempiano diligentemente i loro doveri;
— provvedere a che le sacre celebrazioni siano svolte secondo le disposizioni liturgiche e sia mantenuto il decoro delle chiese e delle cose sacre;
— vigilare sulla perfetta tenuta dei libri sacri e su una oculata amministrazione dei beni ecclesiastici.

Queste indicazioni che il Codice di Diritto Canonico prevede per i vicari foranei, sono abbastanza impegnative e  permettono la crescita e la santificazione della Chiesa e del popolo di Dio.

Il vicario foraneo è un prete collaudato, un fratello maggiore che esercita un compito di custodia all’interno della diocesi, non è un Influencer di regime. In una diocesi ci sono certamente tante situazioni delicate che devono essere bonificate, e in quest’ambito i vicari foraneo posso veramente fare la differenza e aiutare il proprio vescovo a prendere in mano i serpenti e a bere i veleni (cf. Mc 16,18).

Quindi la domanda ritorna con insistenza: cosa ha inteso fare Mons. Valentinetti, davanti ai suoi preti, parlando di politica e di elezioni? Ma soprattutto, suggerendo un partito che si è dimostrato evidentemente incompatibile con la morale cristiana, gli insegnamenti del Vangelo e la persona di Cristo?

Io, nei panni di quei vicari foranei, mi sarei alzato e avrei preso educatamente congedo da quell’incontro.

Sicuramente quei bravi sacerdoti avranno avuto ammalati da visitare, penitenti da assolvere, fanciulli, famiglie e coppie da educare alla sana dottrina. Restare lì ed essere partecipe di una delle tante tribune politiche preelettorali, non mi sembra il modo corretto di fare il prete.

Ma io sono consapevole di essere particolare.

Certo, il don Camillo del buon Guareschi non esiste più.

Lui certamente annunciava il Vangelo e si premurava di essere custode e padre per tutti i suoi parrocchiani.

E quando metteva il naso in politica era solo per salvaguardare il popolo cristiano da certe infezioni.

Mi dispiace constatare questa situazione all’interno dell’episcopato italiano.

A volte, immedesimandomi nei sacerdoti del clero secolare, immagino il desiderio di voler trovare nel proprio vescovo una persona che sproni al miglioramento, un padre comprensivo e premuroso capace di ascoltare, un apostolo coraggioso che fortifichi il desiderio di appartenere a Cristo.

Monsignore, la prossima volta sia pastore, è di questo che hanno bisogno i suoi preti, è questo che il popolo di Dio cerca e desidera vedere.

E se questa domenica qualche banco della sua Cattedrale resterà vuoto, non sarà difficile capirne il motivo.